From renzo@cs.unibo.it Mon Oct 24 13:02:31 2005 Date: Mon, 24 Oct 2005 13:02:30 +0200 To: segnalazioni@beppegrillo.it Subject: la liberta' algoritmica: il web in pericolo di censura Caro Beppe Grillo, voglio partire dalla frase finale del tuo post del 19 ottobre 2005: "le parole possono cambiare il mondo". Hai ragione, assolutamente. Purtroppo possono cambiarlo in meglio ma anche in peggio. Per poter usare le parole occorre saper usare un linguaggio e proprio sui linguaggi si gioca una battaglia culturale e politica in atto della quale pochi sembrano rendersi conto. Un modo alternativo per limitare la liberta' di espressione e' quello di avere persone che liberamente non sanno cosa dire perche' non hanno le basi culturali o linguistiche per poter parlare. Ma e' nel campo della tecnologia e della conoscenza tecnologica che stiamo correndo i pericoli maggiori. E' chiaro che la rete Internet, questo mezzo stupendo che stiamo utilizzando, non e' amato dai potenti perche' libero e incontrollabile. Tutti i regimi totalitari del mondo la osteggiano e anche i potenti dei regimi sedicenti democratici la temono. Internet e' figlia di altre liberta', la liberta' di capire e studiare come funzionano i programmi, la liberta' di scriverne di propri, in breve la liberta' di hacking. Il verbo "to hack" significa voler conoscere, capire e combattere con ogni mezzo cio' che puo' limitare l'informazione. Tu sei in questo un hacker, ma lo sono Marconi, Tim Barners Lee (ha inventato il Web), Meucci, Linus Torvalds (creatore del kernel Linux), e tanti tanti altri. Anch'io desidero appartenere a questa categoria. Come si fa a limitare la liberta' di hacking? Con le parole. Prima di tutto criminalizzando il termine stesso, ma questo e' un dettaglio minimo di fronte al resto. Scusa: ma tu ingeriresti un medicinale che non ha l'indicazione della composizione? E' vero che ne' io ne' penso tu siamo capaci di comprendere il significato della composizione di un farmaco (non hai una laurea in medicina o in farmacia, vero?) ma sappiamo che possiamo chiedere ad un medico. Chiediamo garanzie, etichettature sugli alimenti, ma non chiediamo nulla al software. Eppure al software affidiamo ormai la tutela della nostra liberta'. Cosa ne sai di cosa faccia veramente il software con le informazioni che gli affidi? Il software che usi consente ad un esperto di poter analizzare se sta violando la tua privacy? Ma tu ti fidi di Microsoft? Pensi che Microsoft sappia cosa i programmatori hanno messo nei sistemi operativi e nei programmi? Molti programmi contengono uova di pasqua. Ci sono dei labirinti (questo l'ho visto coi miei occhi), flipper, e dicono anche un flight simulator nascosti dentro programmi di word processing o fogli elettronici. Di solito questi giochi rivelano anche i nomi dei componenti del team che ha creato il programma. Nei film ci sono i titoli di coda, gli autori di una canzone si possono conoscere, chi ha messo la sua creativita' a servizio di una multinazionale del software deve rimanere anonimo. Questi informatici frustrati si ribellano e mettono le uova di pasqua nei programmi. Microsoft lo sapeva? Se consentisse di proposito la presenza di questi programmi nascosti, potrebbe prendersi cause per danni di chi ha dovuto comperare memorie, aggiornare il proprio sistema per caricare un flight simulator quando voleva un foglio elettronico. E se insieme al videogame, qualche creativo cattivo avesse messo funzionalita' a noi sconosciute per spiare i nostri dati? Non lo sapremo mai. E' come un medicinale senza la composizione. Ci fara' bene o sara' la mela di Biancaneve? Il software si divide in due categorie: quello libero (detto anche open-source) e quello proprietario. Un software per essere libero o open source deve consentire hacking: occorre poter studiare e capire come funziona, poterlo cambiare, ridistribuire. Questo concetto non ha nulla a che vedere col fatto che sia gratuito ne' con la mera possibilita' di leggere come e' stato costruito. Per questo le parole devono essere quelle giuste: e' bene parlare di software libero, libre software piuttosto che di free software o open source. Free puo' sembrare solo gratuito e divulgare il codice sorgente (umanamente leggibile) di un programma puo' farlo erroneamente sembrare open source. Per intenderci Windows, Photoshop, MSOffice, Acrobat, Explorer, MacOSX, skype sono esempi di software proprietari. Al contrario GNU-Linux, Firefox, Openoffice, OpenWengo sono esempi di software libero. Il Web, vero motore della espansione di Internet come mezzo di divulgazione delle idee, e' figlio del software libero. Internet come la conosciamo ora e' stato un incidente per chi ha il potere politico ed economico in questo mondo, e stanno tentando in ogni modo di limitarla e controllarla, vorrebbero spegnerla. Iniziando proprio dalle parole. Ecco una bestemmia: "industria del software". E' un ossimoro, non esiste! E' come parlare della industria poetica. L'informatica studia come fornire informazione agli umani in modo automatico. L'informazione e' cio' che e' utile al pensiero umano. L'informazione puo' essere utile per fare scelte, per cultura, o semplicemente per diletto. I problemi dell'informatica sono l'elaborazione, cioe' la trasformazione dei elementi informativi grezzi detti dati, nella forma di informazione desiderata, la comunicazione, cioe' il trasferimento dell'informazione nello spazio, e la memorizzazione, cioe' il trasferimento nel tempo. I dati, le informazioni, e i metodi di elaborazione e di comunicazione devono venir descritti con linguaggi, quindi con un alfabeto, un lessico, una sintassi, una semantica. Ci sono linguaggi per la descrizione dei dati e delle informazioni detti formati, linguaggi per descrivere le elaborazioni detti linguaggi di programmazione e linguaggi di dialogo per lo scambio di informazioni detti protocolli. Un programma non e' altro che un algoritmo, cioe' una idea di soluzione per un problema, scritta in un linguaggio di programmazione. Non serve un calcolatore per scrivere un programma ne' per imparare a scriverne. Occorre avere la capacita' di analizzare i passi logici svolti per la soluzione del problema e la conoscenza di un linguaggio. I programmi fanno parte della nostra cultura come le poesie o i brani musicali. Al contrario ci vogliono convincere che il software non sia un elemento di cultura ma solamente un prodotto, una scatoletta da comperare al supermercato. Va da se' che anche "comprare un programma" non ha senso. Non si compera una poesia, si compera il libro dove e' stampata, la poesia e' dell'autore e i concetti espressi patrimonio dell'umanita'. Infatti si compera la licenza d'uso del programma. L'editoria e' una industria che stampa libri ed esistono industrie che stampano CD e manuali di istruzione per i programmi. Non esistono orde di poeti che marcano il cartellino dalle 9 alle 5 per fornirci nuovi libri di poesia cosi' come il CD che comperiamo contiene programmi che sono frutto di anni di divulgazione di cultura informatica e di libero scambio di idee. Come si fa a limitare la voglia di hacking? Per prima cosa occorre mantenere una situazione dominante sul mercato di prodotti proprietari e fare in modo che non si divulghino altri prodotti. Hai mai provato ad acquistare un computer, in modo particolare un portatile, privo del sistema operativo? Eppure sono due cose diverse, staccate. Anche il contratto e' diverso: l'hardware, la macchina fisica, te la vendono, per il software devi accettare il contratto di licenza d'uso, che e' giuridicamente simile ad una locazione. Sarebbe come se per acquistare un auto occorresse anche prendere in locazione un garage e non ti vendessero l'auto senza il contratto accluso per il garage. E se io il garage ce l'avessi gia'? E se non mi piacesse quel garage li'? Semplice basta non utilizzarlo. Vabbe' ma io non voglio neanche pagarlo quel contratto inutile! Se chiedi alle ditte produttrici dei computer ti risponderanno che la maggioranza chiede quel sistema preinstallato e per le leggi di mercato loro devono soddisfare la maggioranza. Questa situazione pero' giova alla ditta fornitrice del software che riceve una tassa (10-20%) su tutto l'hardware venduto anche a chi non vuole i suoi programmi. Ma giova ancora di piu' perche' nell'opinione pubblica appare non esserci alternativa a quel sistema operativo (si vede solo quello!). Aggiungo anche che per usare un altro sistema operativo occorre cancellare quello esistente, partizionare il disco e installare quello nuovo, appare una operazione difficile, solo per esperti. Ma non e' che un sistema sia piu' o meno facile da installare dell'altro e' che uno arriva gia' installato l'altro no. Rimane da capire perche' le case produttrici non mettano a disposizione macchine con GNU-linux o con almeno la possibilita' di recedere dal contratto ed avere indietro i soldi del software. Ho una congettura. Mettiamoci un attimo nei panni di Microsoft: non ti verrebbe voglia di praticare uno sconto maggiore a chi nega la liberta' di scelta del sistema operativo? Contando sul fatto che la maggioranza degli utenti vorra' Windows, chi concede la liberta' di scelta si trovera' con macchine da vendere a prezzi piu' alti alla maggior parte dei clienti. La vendita congiunta hardware/software dovrebbe essere vietata per legge. Il prezzo del sistema operativo dovrebbe essere indicato separatamente con obbligo di restituzione in caso di non accettazione della licenza d'uso. Hai mai pensato che l'etichettina con il numero di serie di Windows attaccata su tutti i computer nuovi serve anch'essa per rendere la licenza inseparabile dall'hardware? Una manovra di marketing. La limitazione del linguaggio si fa anche con la censura. Esiste la censura politica, lo sai bene, ma esiste anche quella economica. Ti propongo ancora mie congetture, perche' a pensare male si fa peccato, pero' magari ho ragione. Perche' un'azienda che ha una posizione dominante sul mercato fa tanta pubblicita' sui giornali, in televisione? Ha veramente paura dell'avanzata di GNU-Linux, di MacOS, di Openoffice, oppure la minaccia di interrompere il finanziamento dovuto alla pubblicita' serve per indurre al silenzio i media su altre possibili soluzioni? Perche' tanto interesse per progetti di ricerca, anche lontani da una possibile applicazione pratica? Perche' sono mecenati della cultura o perche' cosi' nei consigli degli enti di ricerca scelte quotidiane possano venir condizionate per non scontentare lo sponsor? Ai posteri l'ardua sentenza. Ma se tu avessi una rendita continua dovuta al quasi monopolio di un mercato, la vorresti l'innovazione? Per me no. Useresti il tuo denaro per bloccarla, per te ora non e' che un costo e una possbile remota ipotesi di futura concorrenza. Vorresti eliminare la possibilita' che altri possano scrivere programmi, meglio se non ragionano nemmeno. E come faresti? Per esempio usando le parole: convincendo tutti che l'informatica non e' quella avvincente scienza che studia come aiutare l'uomo, ma e' solamente l'uso di programmi scritti da qualcuno. Dovresti convincere tutti che scrivere programmi e' una cosa difficile, che occorrono investimenti massicci, che e' fuori della portata della persona normale. Per esempio usando l'ECDL. L'ECDL non e' informatica, non ha niente a che vedere con l'informatica. E' come dire che la matematica consista nell'imparare ad usare una calcolatrice di una specifica marca. Noi siamo figli di maestri e insegnanti che vedevano nella nuova scienza una prospettiva, io ho imparato a contare in binario alla scuola elementare. Gli studenti sono felici dell'ECDL, e' l'ora di videogioco e spesso di smanettamento ne sanno di piu' dei loro insegnanti. Ma cosi' hanno sbagliato i, non imparano i-nformatica ma i-gnoranza. Vedi per fare capire il paradosso ho creato la patente europea per l'uso del telefono cellulare (www.eppdl.org), un sito bufala per fornire una "certificazione". In fondo usare un telefono cellulare non e' piu' semplice ne' piu' complesso di usare un word processor. Ma lo scopo non e' quello di dare conoscenza, e' quello di omologare, di creare un mega-spot per qualcuno. Quanto sarebbe piu' utile che i nostri giovani imparassero senza alcun calcolatore le basi di algoritmi. Io ho insegnato a mio figlio di cinque anni come si fa un semplice ordinamento usando i regoli calcolatori (quelle barrette colorate che servono per imparare la matematica alle elementari). E' un esercizio che aiuta a creare un modello di un procedimento, aiuta a ragionare, anche se da grande vorra' fare lo studioso di storia antica! Un altro modo di limitare la ricerca e' usare il proprio denaro in eccesso per fare pressione politica per passare l'idea di brevettare il software. Ci hanno provato, ma il 5 luglio 2005 con una decisione storica alla quasi unanimita' il parlamento europeo ha rigettato in seconda lettura la proposta della commissione emendata dal consiglio di Europa. In seconda lettura occorreva la maggioranza degli aventi diritto al voto per bloccare un provvedimento. Era la prima volta nella storia dell'Unione Europea che succedeva. In realta' e' stata una mezza vittoria, il parlamento era spaccato praticamente a meta', i fautori della brevetabilita' totale all'americana e quelli della assoluta non brevettabilita'. Si giocava tutto su una manciata di pochi voti e hanno deciso all'unanimita' di annullare tutto il procedimento. Tanta gente come me ha speso il suo tempo e anche soldi per scongiurare questo pericolo (guarda swpat.ffii.org). Di tutto questo i mass media, specialmente quelli italiani, se ne sono disinteressati, a mio avviso per non scontentare gli sponsor. Ma e' assurdo brevettare i programmi, sarebbe come brevettare le formule matematiche, un giro armonico, il maggiordomo assassino, la bossa-nova, il genere giallo.... L'ufficio europeo dei brevetti ha concesso brevetti (per ora nulli) su cose banali, per esempio l'icona che cambia la sua forma per mostrare l'avanzamento du un processo. (quindi la clessidra o la barra di avanzamento che si completa per mostrare il grado di completamento dell'operazione sono brevettate!) (Brevetto EP0394160, vedi http://v3.espacenet.com/origdoc?DB=EPODOC&IDX=EP394160&QPN=EP0394160) Che interesse ha l'ufficio europeo brevetti? Loro prendono i soldi per i brevetti che concedono e se sono nulli o contestabili sono affari dei richiedenti. Purtroppo sono anche affari dei cittadini. Oggi ho mostrato a un funzionario dell'ufficio europeo dei brevetti un brevetto chiaramente nullo, mi ha detto che avrei dovuto oppormi. Sono allibito! Noi cittadini dovremmo ogni giorno controllare le malefatte dell'ufficio europeo dei brevetti e pagare (l'azione legale costa!) per opporci? Sono chiaramente schiavi delle grosse societa' che fanno dei brevetti un'arma per annientare la concorrenza dei piccoli. Ma te l'immagini cosa potrebbe essere scrivere programmi in un regime brevettuale? Ogni linea di codice ogni icona, ogni passo dovrebbe essere confrontato con tutti i brevetti registrati per non violarli. E' come dover comporre evitando ritmi, giri armonici, perche' appartengono ad altri, romanzi dove l'assassino e' il maggiordomo. E se l'assassina fosse la cameriera non dormiresti comunque sonni tranquilli perche' ci sarebbe un avvocato che tenterebbe di dimostrare che cameriera e maggiordono sono uguali al fine narrativo. Vogliono toglierci il nostro alfabeto. Il software noi lo scriviamo combinando algoritmi, soluzioni come i matematici combinano i teoremi. Sono gli elementi del nostro linguaggio scientifico. E' ovvio che il software libero non potrebbe essere brevettato e se lo fosse avrebbe minore tutela di quello proprietario. Nelle battaglie processuali per i brevetti la disponibilita' di denaro conta molto. E' quindi una battaglia di Mercato. Lo sai che l'Italia e' il quarto paese al mondo come numero assoluto di sviluppatori di software libero? Lo ha messo in luce uno studio della Unione Europea (rapporto FLOSS). Al primo posto c'e' la Francia, seguita dalla Germania, dagli Stati Uniti e noi. In proporzione alla popolazione abbiamo molti piu' sviluppatori degli Stati Uniti! (see http://www.infonomics.nl/FLOSS/report/Final4.htm) L'Europa surclassa gli Stati uniti di diverse lunghezze. I brevetti sono un'altra forma di censura. Si vogliono mettere a tacere gli sviluppatori Europei figli di una cultura di libero pensiero, anche algoritmico. L'Europa e' all'avanguardia (questo i giornali non lo scrivono). Il Web e' stato inventato al CERN di Ginevra, Linux in Finlandia. Tutti si lamentano della scuola e delle Universita' e al tempo stesso della fuga dei cervelli. Qualcosa non torna: questi cervelli erano tutti autodidatti o li ha formati la nostra scuola e Universita'? Nella realta' la ricerca Italiana ha prodotto e produce risultati splendidi e questo ha del miracoloso visti gli esigui finanziamenti destinati a questo scopo. Anche in informatica. Sul software libero sono state divulgate informazioni "palesemente incomplete" e talvolta proprio false, e avendo l'avvallo di ministeri per farlo. C'e' un sito chiamato www.controlapirateria.org, i contenuti sono anche replicati in CD divulgati nelle scuole col titolo "se li ami non li copi", il tutto col patrocinio del Ministero per l'Istruzione l'Universita' e la Ricerca. Leggi il paragrafo relativo al software. A parte il divulgare l'idea della complessita' dello scrivere programmi, la parte piu' amaramente risibile e' quella relativa alle licenze. Dimenticano completamente di indicare che esistono licenze libere. Che sbadati! Il falso arrivano a dichiararlo nel documento "patto per San Remo". E' un documento del Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie nel quale si afferma che il copyleft (licenza tipica del software libero) serve per divulgare contenuti per scopo *non commerciale*. Questo e' assolutamente falso, il software libero si vende! Ci sono tanti onesti professionisti che guadagnano vendendo software libero. (see http://www.interlex.it/testi/pdf/drmfull.pdf, pag 42 quarta colonna). Tra l'altro una cosa buffa di quel documento Ministeriale che riguarda le copie abusive e' che Wu Ming 1 dichiara e mostra che una parte del documento e' frutto di plagio! (see http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/plagiato.htm) Anche il termine pirateria e' una parola impropria. La copia abusiva contro il volere dell'autore e' un atto scorretto. Ovviamente si tenta di criminalizzarlo e questo sara' il tema del controsito www.nonsiamopirati.org che stiamo scrivendo. Se vuoi eccedere nel masochismo puoi leggere oltre questo scritto anche il manifesto che ho messo qui: http://www.nonsiamopirati.org/index2.html. Guarda anche questo video http://www.grezzofilm.com/daunload/pirateria/AVVISO%20PIRATERIA.mov e' carino e rende chiara l'idea. Ma c'e' di peggio. Vogliono applicare una tecnologia per consentire solo a sistemi operativi certificati di funzionare, i sistemi operativi certificati potranno attivare solo programmi certificati e questi ultimi potranno leggere solo dati certificati. Lo fanno per noi! Per proteggerci dalle copie abusive, dai siti pedopornografici, dai virus. Ma cosi' facendo se vogliono ci "proteggono" da beppegrillo.it. Il futuro non e' cosi' lontano, molti affermano che stiano gia' inserendo questa tecnologia nel nuovo MacOSX per fare in modo che possa funzionare solo sulle macchine Apple. Il prossimo Windows sembra sara' cosi'. Non saremo piu' padroni della nostra conoscenza. Se abbiamo acquistato un libro elettronico o un filmato qualcuno potrebbe vietarci di vederlo da una certa data o piu' di un certo numero di volte, o quando pare a lui/lei. Chi controlla i controllori? e chi sono questi controllori. Questa tecnologia si chiamava Palladium, cerca in rete quante proteste ha suscitato. Ora l'hanno chiamata Next Generation Secure Computing Base (NGSCB) (see http://www.theregister.co.uk/2003/01/27/bad_publicity_clashes_trigger_ms/) cosi' e' meno pronunciabile, e' piu' difficile prendersela con cose impronunciabili, ma il progetto e' lo stesso! Ancora una volta e' un problema di parole. E' vero che si potrebbe sempre acquistare macchine "non palladium". Queste macchine sarebbero sconosciute dal vasto pubblico, poco diffuse e pertanto costose (sono le leggi del mercato). Ti posso suggerire che fine farebbe la liberta' del software? Potrei continuare ancora a lungo ad elencarti vere e proprie censure tecnologiche. Io studio e insegno anche sistemi di sicurezza informatica ma per la legge corrente potrei essere considerato un criminale. Nei miei sistemi ho (ovviamente) anche strumenti per intercettare comunicazioni elettroniche, virus, ... come posso studiarli senza possederli? Ma la vera sicurezza si fa non parlando dei problemi? Che la sicurezza non sia legata alla segretezza e' noto almeno dal 1883 quando Kerckhoffs scrisse il suo trattato sulla crittografia militare. Eppure Hitler ha perso la guerra anche per non aver letto con cura quel trattato. Turing riusciva a decodificare i messaggi del nemico. Oggi ci vogliono obbligare alla segretezza, guai a possedere un virus. Per la cronaca di virus ne posseggo, di antivirus io non ne ho mai posseduto uno in tutta la mia vita, perche' vivo e lavoro completamente senza software proprietario e non ne ho mai avuto bisogno. I laboratori del Dipartimento di Scienze dell'Informazione dell'Universita' di Bologna non hanno mai avuto antivirus per i loro sistemi, e ci lavorano 2800 aspiranti informatici col giusto pallino dell'hacking (quello buono). L'unico antivirus che c'e' e' sullo smistatore della posta (MTA) e serve per proteggere quei fessi che insistono a voler leggere la posta dai loro sistemi Windows. Parliamo dei formati, sono i linguaggi per rappresentare i dati e le informazioni. Anche in questo caso ci sono formati chiusi e formati aperti, formati proprietari e formati liberi. Se tu scrivi un file .doc non sai in realta' cosa sia stato memorizzato perche' il formato .doc e' un segreto industriale. Se poi spedisci un file .doc a un amico, o peggio sei una pubblica istituzione e metti un file .doc nel tuo sito web, sei un grande maleducato. Chi lo riceve e' obbligato ad avere un programma costoso (versione ufficiale), o a possederne una copia abusiva. E' come spedire un regalo con il conto da pagare, o paghi il conto maledicendo il mittente oppure strappi il pacco dalle mani del postino e gli sbatti la porta in faccia. O ti fai sponsor Microsoft o istighi a delinquere. E' vero che openoffice legge i file .doc (anche talvolta con un miglior livello di compatibilita' di alcuni MS Office), ma se Microsoft domani si svegliasse con la voglia di piantare una causa a Openoffice puo' essere che questa possibilita' debba venir cancellata. Da notare che nell'ultimo accordo di non belligeranza sui brevetti fra Microsoft e Sun Microsystems viene testualmente detto che Microsoft si riserva di poter agire contro Openoffice. http://www.serverpipeline.com/news/47900035 Ma non e' solo Microsoft il problema, ci sono Adobe, Macromedia e tanti altri. Fra i formati chiusi e proprietari da non usare mai nelle comunicazioni ci sono: .doc, .xls, .ppt,.swf molti formati di photoshop, illustrator etc. Postscript e pdf soono proprietari ma almeno sono aperti: le spiegazioni (specifiche) sono pubbliche ed e' possibile scrivere software libero per elaborare questi tipi di file. I formati aperti e liberi includono quelli di Openoffice (sxw, sxi, sxc) il buon vecchio formato ASCII (solo testo, i.e. quello che io ho sto usando ora), html, ... Non so se il software libero costerebbe meno di quello proprietario, non e' detto. Sicuramente all'inizio no, perche' c'e' da cambiare un know how e ristrutturare soluzioni. Tutti i cambiamenti costano. Cio' che cambierebbe e' che il denaro speso in software servirebbe ad arricchire ditte locali e a divulgare competenza invece che volare oltre l'oceano atlantico ed essere speso a danno della nostra liberta'. Se ne sono accorti in estremadura e in brasile. (URL http://www.linex.org/ per il brasile se googlizzi con "linux lula brazil" trovi un sacco di materiale) Usando software libero le aziende possono cambiare fornitori, non perdono tutto se il fornitore non mantiene piu' un programma, fallisce o si mette a richiedere compensi esagerati. E' l'inno alla libera concorrenza. Hai mai pensato che piu usi un programma e piu' registri dati in un formato proprietario piu' ti indebiti con il fornitore di quel software? In fondo aumenta giorno per giorno, file dopo file il costo che avrai quando vorrai cambiare software. E' quello che gli economisti chiamano "costo di uscita". Pochi se ne rendono conto. Il software libero e' molto piu' diffuso di quanto la gente pensi, solo che non se ne puo' parlare. Il 70% dei server web nel mondo sono di tipo "Apache", software libero. (see http://news.netcraft.com/archives/web_server_survey.html) Vorra' dire qualcosa se gli esperti informatici preferiscono il software libero a quello proprietario. o no? Anche il termine "Proprieta' Intellettuale" sta risuonando troppo nei media. Penso che se facessimo una statistica troveremmo che compare di piu' di "Liberta' di Cultura". Infatti i due concetti spesso non vanno d'accordo. Diritto di autore e brevetto vengono spesso usati piu' per limitare la conoscenza che per tutelare gli autori. Per il diritto di autore, per esempio, pensa ai DRM, quelle diavolerie messe per vincolare l'utente a fare solo le azioni consentite dall'editore su libri, musica, film. E' ovviamente vietatissimo spiegare come sono realizzati (Kerckhoffs si rivolta nella tomba) e non servono a proteggere l'opera. Infatti i contenuti devono arrivare ai sensi umani la musica deve poter essere ascoltata, il film visto. E' allora possibile ridigitalizzare l'opera. Perdera' di qualita' ma i cultori dell'hi-fi sentono dischi in vinile con amplificatori valvolari, non MP3. Allora a cosa servono? A dividere i buoni dai cattivi. In quanto segreti non puo' esistere (almeno ufficialmente) un software libero capace di leggerli. Pertanto esisteranno contenuti buoni (con DRM) da leggere su sistemi buoni (proprietari). Inutile dire che buono e cattivo sono pregiudizi, e si invertono a seconda del punto di vista. Anche la conta dei fantasmiliardi di perdita che le copie abusive del software e dei dati multimediali avrebbero causato alle "povere" multinazionali e' inutile che ti dica che non ha senso. Si basa sull'assunto economicamente assurdo che i compratori avrebbero acquistato l'opera copiata abusivamente all'esoso prezzo di vendita. Per il software la mia ennesima congettura (oggi pecco tanto!) e' che sia una manovra promozionale. E' da decenni che le nostre piccole software house usano accorgimenti (chiavi hardware) per proteggere il loro software proprietario, le grandi multinazionali non sono in grado o non vogliono usare questi metodi? O forse fa comodo che a casa venga usata una copia abusiva del software tanto poi il prezzo di centinaia/migliaia di euro pagati per la copia usata in ufficio risarcisce anche il costo della copia casalinga? Nel frattempo si divulga il know how, e quindi la dipendenza dal prodotto. Si', io se fossi un avido proprietario di multinazionale del software, i miei prodotti o non li proggerei affatto o li proteggerei solo in modo aggirabile giusto per dire di averlo fatto. Per i Brevetti poi, in ogni campo oggi sono diventati armi legali per sbarazzarsi della concorrenza. Non a caso nei campi dove c'e' brevettualita' aumentano sempre le spese legali spesso a danno delle spese della ricerca. Aiutano l'innovazione? Io non ne sono proprio convinto. Negli USA esistono le cosiddette litigation company che comprano brevetti di ogni genere e vivono intentando cause. Di solito le aziende preferiscono accordi extragiudiziari a costosi processi e quindi le litigation company sopravvivono floride. In tutto questo le piccole aziende, quelle del tessuto economico italiano ed europeo, sono destinate a perdere. Occorre ripensarla tutta questa "Proprieta' intellettuale", penso a partire dal termine stesso. Questo mi fa gridare automaticamente come risposta: "l'intelletto e' mio e lo gestisco io". Aiutami, aiutaci a combattere questa battaglia. Divulga l'idea che esiste un software alternativo, libero. Prova ad usarlo, anche nei tuoi spettacoli. E' stato triste vedere che parlavi di liberta' mostrandoci il web attraverso Internet Explorer e non con Firefox. Aiutaci a spiegare che ai ragazzi occorre imparare ad usare la testa e non quattro programmi. Ai genitori a chiedere ai professori di Matematica corsi di algoritmi al posto dell'inutile patente. Aiutaci a portare avanti una battaglia contro la sponsorship di stato per multinazionali del software nella scuola, nei siti degli enti pubblici, nelle mail dei cittadini. Hasta la victoria, e la liberta'. and, happy hacking. renzo davoli a.k.a. rd235